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RECENSIONE: Latte

  • 7 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

📚

Editore: @rizzolilibri

Valutazione: ⭐⭐⭐⭐/5

 

         𝐓𝐑𝐀𝐌𝐀:

Bologna, 1959. Nella stessa casa vivono due donne che sono madri, in modi diversi, dello stesso bambino. Olimpia, borghese istruita e moderna, è docile a un'idea di civiltà che la vuole sposa con figli; eppure, dopo il parto, il suo corpo sembra tradirla, aprendo piccole crepe nella sua identità. Ada, invece, arriva dalla Ciociaria: è una ragazza del popolo che ha lasciato una vita domestica carica di miseria ma anche di piccole felicità per fare da balia al neonato di Olimpia. È stata scelta perché è forte e sana, come si sceglie un animale a una fiera. E lei, nella casa nuova, impara presto a farsi presenza invisibile, mentre il richiamo dei suoi affetti le pulsa dentro con forza. Diverse in tutto, Olimpia e Ada si incontrano sul terreno inatteso di una sorellanza di gesti e corpi: quello esposto e vitale di Ada e quello fragile di Olimpia, che cerca di riconoscersi nella ferita della maternità. A osservare i loro giorni è Carolina, la domestica che ha cresciuto Olimpia e che registra, defilata, l'energia che scorre tra le due donne. In controcanto, l'enigma di Pietro, un bambino abbandonato al brefotrofio di Roma nel Ventennio, riporta in superficie la memoria di uno strappo antico, forse impossibile da ricucire.



       𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐍𝐄 𝐏𝐄𝐍𝐒𝐎:

Buongiorno lettori del mio cuore ❤️ come state oggi? Spero bene.

❓Vi intriga questa novità?

Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie e online.

Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmela scappare? Assolutamente no.

Una storia intima, politica e profondamente corporea… nel modo migliore possibile.

Latte ci porta nella Bologna del 1959, dentro una casa dove convivono tre donne e un neonato, ma soprattutto tre modi diversi di essere madri, figlie, custodi e testimoni. Olimpia, borghese istruita e moderna, ha seguito il percorso che la società le ha tracciato: matrimonio, maternità, rispettabilità. Eppure, dopo il parto, il suo corpo sembra ribellarsi, aprendo crepe nella sua identità e incrinando l’immagine perfetta che le è stata cucita addosso. Ada, invece, arriva dalla Ciociaria: è una ragazza del popolo, scelta come balia perché “forte e sana”, come si sceglie un animale alla fiera. Nella casa nuova impara a farsi invisibile, ma dentro di lei pulsa il richiamo dei suoi affetti, della vita lasciata indietro, delle piccole felicità che la miseria non era riuscita a cancellare.

Tra loro, quasi senza volerlo, nasce una sorellanza fatta di gesti, di corpi, di silenzi condivisi: il corpo esposto e vitale di Ada, quello fragile e ferito di Olimpia, entrambi in cerca di un modo per riconoscersi nella maternità. A osservare tutto c’è Carolina, la domestica che ha cresciuto Olimpia e che registra, con uno sguardo discreto e lucidissimo, l’energia che scorre tra le due donne. E in controcanto, come un’eco lontana, la storia di Pietro, un bambino abbandonato al brefotrofio di Roma durante il Ventennio, riporta in superficie un dolore antico, uno strappo che forse non potrà mai essere ricucito.


“Ci sono legami che non nascono dal sangue, ma dal bisogno di essere visti.”


Olimpia è una protagonista complessa, fragile, intrappolata tra ciò che desidera e ciò che le è stato imposto. La sua maternità è una ferita aperta, un territorio sconosciuto in cui si muove con paura e vergogna. Ada è il suo opposto: concreta, istintiva, radicata nella vita. Il suo corpo sa ciò che Olimpia non riesce a sentire. E proprio per questo, tra loro nasce un legame che sfida classe sociale, educazione, destino. Carolina è la memoria silenziosa della casa, la voce che osserva senza giudicare, che comprende più di quanto dica. Pietro, infine, è il fantasma che attraversa il romanzo: la prova che la maternità può essere amore, perdita, abbandono, sopravvivenza.

La scrittura di Marina Zucchelli è intensa, sensoriale, capace di rendere il corpo un linguaggio e la maternità un territorio politico. Il ritmo è intimo, avvolgente, fatto di dettagli che pesano e di immagini che restano. Il romanzo intreccia storia privata e storia collettiva, mettendo al centro le donne che la Storia spesso dimentica: balie, domestiche, madri imperfette, figlie ferite.

Latte è perfetto per chi cerca un romanzo che scava nelle relazioni femminili, che parla di maternità senza retorica, che restituisce dignità alle vite silenziose. È un libro che commuove, inquieta e illumina. Un racconto che ti resta addosso, come un’impronta sulla pelle, ricordandoti che la maternità in tutte le sue forme, è sempre una storia di corpi, di scelte e di ferite che chiedono di essere ascoltate.

Grazie alla casa editrice per l'opportunità.

Vi ricordo che trovate la recensione anche su Instagram e Facebook.

 

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