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RECENSIONE: La montagna dell'anima

  • 26 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

📚

Editore: @rizzolilibri

Valutazione: ⭐⭐⭐⭐/5

 

         𝐓𝐑𝐀𝐌𝐀:

Un uomo sale su un treno nel Sud della Cina e ascolta, da uno sconosciuto, il racconto di una montagna nascosta, dove tutto sarebbe rimasto allo stato originario. Quella voce lo spinge a intraprendere un viaggio lungo lo Yangtze, tra foreste di nebbia, gole scoscese, villaggi di minoranze ai margini dell'impero: una Cina umida, povera, remota, in cui leggende e quotidiano si confondono. A capitoli alterni si intrecciano un "tu" in cammino verso Lingshan e un "io" che porta con sé l'ombra di una diagnosi di cancro poi smentita, l'esperienza della "rieducazione", la persecuzione del regime. L'erranza diventa bilancio e fuga: incontri con cantori che salvano antichi canti dall'oblio, botanici e guardiani di riserve naturali, monaci e sciamani, briganti, giovani donne attratte dal desiderio di sparire. Sullo sfondo scorrono le ferite della Rivoluzione culturale, il compromesso tra sviluppo e autoritarismo, la domanda su che cosa possa ancora la letteratura.


       𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐍𝐄 𝐏𝐄𝐍𝐒𝐎:

Buongiorno lettori del mio cuore ❤️ come state oggi? Spero bene.

❓Vi intriga questa novità?

Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie e online.

Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmela scappare? Assolutamente no.

Ci sono libri che non si limitano a raccontare un viaggio: lo diventano. La montagna dell’anima è uno di quei rari romanzi in cui la geografia esterna e quella interiore si specchiano, si confondono, si inseguono fino a diventare indistinguibili. È un’opera che non si legge: si attraversa.

La storia si apre con un incontro casuale su un treno nel Sud della Cina. Uno sconosciuto parla di una montagna nascosta, un luogo rimasto intatto, primordiale, quasi mitico. Quella voce accende nel protagonista un’urgenza: partire, seguire il corso dello Yangtze, addentrarsi in una Cina remota fatta di nebbie, foreste, villaggi dimenticati. Il romanzo alterna due prospettive, un “tu” in cammino verso Lingshan e un “io” che porta con sé la paura di una diagnosi di cancro poi smentita, il trauma della rieducazione, la persecuzione politica. Due voci che sembrano distanti ma che, pagina dopo pagina, rivelano di essere due facce della stessa anima in frantumi.

Durante il viaggio, il protagonista incontra cantori che custodiscono canti antichi, botanici che proteggono specie rare, monaci e sciamani che vivono ai margini del reale, briganti e giovani donne che desiderano scomparire. Ogni incontro è una fenditura: un modo per interrogare la memoria, la libertà, il peso della storia. Sullo sfondo, le ferite ancora aperte della Rivoluzione culturale e il conflitto tra modernizzazione e autoritarismo.

«Ci sono luoghi che non si trovano sulle mappe: si rivelano solo a chi ha smesso di cercare una strada e ha iniziato a cercare sé stesso.»

Il protagonista, diviso tra “io” e “tu”, è una figura complessa, spezzata, che cerca nella natura ciò che la storia gli ha tolto: un senso, una direzione, una voce.

Le persone incontrate lungo il viaggio non sono semplici comparse: sono frammenti di un mosaico culturale in via di estinzione, custodi di tradizioni che resistono all’oblio.

La Cina rurale diventa essa stessa un personaggio: mutevole, ferita, splendida, sospesa tra mito e realtà.

È un libro che vibra di spiritualità, ma anche di disillusione politica e di nostalgia per ciò che sta scomparendo.

Il ritmo è meditativo, frammentato, volutamente irregolare. Alterna pagine di lirismo puro a riflessioni intime, a momenti di reportage antropologico. Non cerca la linearità: cerca la verità emotiva. E proprio questa struttura spezzata rende il viaggio più autentico, più umano.

La montagna dell’anima è un pellegrinaggio dentro e fuori di sé, un romanzo che interroga la memoria, la libertà, la fragilità dell’identità. È un’opera che chiede al lettore di rallentare, di ascoltare, di lasciarsi attraversare. Alla fine, ciò che rimane non è la meta, ma la trasformazione: la consapevolezza che ogni viaggio è un ritorno a qualcosa che avevamo dimenticato.

Grazie alla casa editrice per l'opportunità.

Vi ricordo che trovate la recensione anche su Instagram e Facebook.

 
 
 

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