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RECENSIONE: Né di Eva né di Adamo

  • 5 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

📚

Editore: @rizzolilibri

Valutazione: ⭐⭐⭐⭐/5

 

         𝐓𝐑𝐀𝐌𝐀:

Dopo sedici anni Amélie ritorna in Giappone, il paese dove è nata, ha imparato a parlare e ha trascorso l'infanzia. Ma il Giappone che ritrova non coincide più con quello della memoria: il giapponese che da bambina le sembrava naturale è diventato incerto, e per esercitarsi decide di dare lezioni private di francese. Così conosce Rinri, uno studente poco più giovane di lei. Le prime lezioni sono goffe, piene di equivoci culturali, ma da quegli incontri nasce una relazione fatta di rituali, gite, discussioni su Hiroshima e Marguerite Duras. Attraverso Rinri, Amélie riscopre il Giappone che ama, un paese familiare eppure inaccessibile, e sebbene lei non sia una turista qualsiasi, resta comunque una gaijin, straniera anche nel luogo che più sente suo. Ciò che prova per Rinri non è ai, amore, ma koi, diletto, "una parodia dell'amore". Per lui, invece, quel legame prende una forma più seria, e quando le chiede di sposarlo Amélie deve scegliere se legarsi a lui o dedicare la sua vita alla scrittura.


       𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐍𝐄 𝐏𝐄𝐍𝐒𝐎:

Buonasera lettori del mio cuore ❤️ come state oggi? Spero bene.

❓Vi intriga questa novità?

Oggi sono qui per parlarvi di un'altra bellissima opera arrivata nelle nostre librerie e online.

Come sapete sono una grande amante del genere, quindi potevo mai farmela scappare? Assolutamente no.

Ne di Eva né di Adamo è uno di quei romanzi che si leggono come un diario segreto: ironico, tenero, disarmante, attraversato da quella voce unica che Amélie Nothomb sa usare come un bisturi. Qui l’autrice torna in Giappone, ma non nei panni dell’impiegata umiliata di Stupore e tremori: torna come donna innamorata, come osservatrice lucida e come straniera che tenta di decifrare un paese che ama e che, allo stesso tempo, continua a sfuggirle.

Il cuore del romanzo è la relazione con Rinri, il fidanzato giapponese: bello, ricco, gentile, un ragazzo che sembra incarnare un ideale di perfezione e che invece diventa il centro di un amore bizzarro, tenero, a volte comico, sempre profondamente umano. Amélie racconta questo legame con il suo solito umorismo chirurgico, scavando nelle differenze culturali, nelle incomprensioni, nei gesti minuscoli che costruiscono una storia d’amore fuori dagli schemi.

Ma la relazione più forte, quella che vibra sotto ogni pagina, è quella con il Giappone stesso. Il paese dove è nata, dove ha vissuto gli anni mitici dell’infanzia, dove ogni strada sembra un ricordo e ogni emozione un ritorno. Il romanzo diventa così un doppio viaggio: verso Rinri e verso sé stessa, verso un passato che non smette di chiamarla e verso un presente che la costringe a scegliere chi vuole essere davvero.

«Ci sono amori che ti insegnano un paese. E paesi che ti insegnano chi sei.»

Amélie è irresistibile nella sua fragilità brillante: osserva, analizza, ironizza, si mette a nudo senza mai perdere la grazia. Rinri è un personaggio che conquista proprio perché non è un cliché: è dolce, complesso, a volte indecifrabile, e la loro relazione è un equilibrio di poesia e goffaggine che rende il romanzo vivo, autentico, memorabile.

L’atmosfera è quella tipica di Nothomb: elegante, stralunata, piena di dettagli che diventano simboli. Il ritmo è rapido, scorrevole, costruito su episodi che sembrano piccoli ma che raccontano molto più di quanto mostrano.

Ne di Eva né di Adamo è una storia d’amore, certo, ma è soprattutto una storia di identità. Un romanzo che parla di appartenenza, di distanza, di ciò che resta quando un sentimento finisce e di ciò che continua quando un paese ti entra nel sangue. Una lettura perfetta per chi ama le narrazioni intime, ironiche e profondamente emotive.

Grazie alla casa editrice per l'opportunità.

Vi ricordo che trovate la recensione anche su Instagram e Facebook.

 
 
 

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